Biosicurezza: il controllo di insetti e roditori nelle stalle

395* 30 maggio 2021

Procedono gli aggiornamenti, questa volta con Newpharm (ditta che commercializza prodotti e strumenti per la disinfestazione professionale) in collaborazione con ruminantia.it

Nel webinar si è parlato di  biosicurezza, fondamentale per ridurre all’indispensabile l’uso dei farmaci e il benessere degli animali d’allevamento sono obiettivi complessi ma raggiungibili.

Il controllo razionale degli insetti, e in particolare delle mosche, e quello di topi e ratti, sono un prerequisito per raggiungere questi due obiettivi.

Tenere sotto controllo definitivamente le mosche negli allevamenti zootecnici non migliora solamente lo stato generale di benessere ma scongiura la diffusione di microrganismi patogeni responsabili anche di malattie gravi.

Ne abbiamo parlato anche nell’articolo n° 48, e qui riprendiamo i concetti riadattando una pubblicazione di ruminantia.it.

Un numero considerevole di batteri, funghi e virus può essere veicolato dalle mosche all’interno dell’azienda con ripercussioni sulla Biosicurezza dell’allevamento.

Mediante l’applicazione mirata e cadenzata dei moschicidi sarà possibile contrastare la diffusione delle mosche e altri insetti molesti per la salvaguardia del benessere e delle produzioni.

Topi e ratti, come ripetuto, sono un pericolo da non sottovalutare nelle stalla.

I roditori hanno sempre rappresentato un problema di non facile gestione nelle aziende zootecniche.

Entrano in ballo discorsi relativi al contenimento dei costi economici.

Eseguire dei programmi ciclicamente soddisfacenti , fino a sensibilizzare i responsabili nei vari accorgimenti strutturali, l’ordine, la pulizia… in contesti, spesso, che vedono particolari situazioni come la presenza di fossi ed altre realtà attrattive…

Soprattutto in autunno, quando tutti i cereali sono stati raccolti, questi animali si spingono con maggior forza all’interno delle stalle per cibarsi avidamente e moltiplicare la colonia.

Ma anche in primavera, periodo di alto accoppiamento e proliferazione.

Topi, ratti, nutrie e arvicole sono roditori cosmopoliti, perciò diffusi in tutto il globo, dai deserti alle praterie, dai litorali all’alta montagna.

L’etimologia della parola “roditore” implica l’azione del rodere, ovvero del rosicchiare corpi rigidi; operazione necessaria per questi animali per mantenere limata la dentatura, caratterizzata da una crescita continua.

Per questo motivo, i roditori devono mantenere una corretta lunghezza dei denti, logorandoli attraverso l’azione del rosicchiamento.

Questo apparente “handicap”, ha riflessi significativi sull’agricoltura estensiva.

Ne sanno qualcosa i maiscoltori, i risicoltori, i cerealicoltori e gli impianti di alberi da frutto.

Danni ben più gravi si possono rilevare negli allevamenti zootecnici intensivi, nei quali vengono danneggiati i materiali più disparati: dalla coibentazione all’impianto elettrico…

La maggior parte dei roditori presenta un sistema riproduttivo basato sulla poligamia.

L’aspetto più interessante risiede nel fatto che le femmine manifestano estro post-partum, il che si materializza in un costante infoltimento della colonia.

Durante la loro breve esistenza, essi si adoperano alacremente per la perpetuazione della specie.

La maturità sessuale viene raggiunta molto precocemente (meno di un mese dalla nascita), la gestazione è breve (3 settimane) e la cucciolata abbondante (in media cinque).

Alla stessa stregua delle mosche, i roditori sono sia vettori che serbatoi di germi potenzialmente patogeni per l’uomo e per gli animali (batteri, funghi, virus e protisti sono alcune delle categorie di microrganismi veicolabili da roditori).

A titolo di esempio, si citano malattie come la Toxoplasmosi e la Leptospirosi: morbi peculiarmente collegati con topi e ratti.

I roditori sono dei magazzinieri ordinati ed efficienti. Archiviano tutto per categorie merceologiche e sono costantemente impegnati nell’irrobustire la dispensa alimentare.

Tutta la colonia ha accesso alle provviste, ma con ordine preciso.

I primi ad alimentarsi sono i soggetti alfa, i dominanti, mentre successivamente si servono i soggetti non dominanti.

I roditori risultano prevalentemente vegetariani dove i cereali costituiscono l’alimento base.

Non a caso le aziende zootecniche che stoccano o lavorano cereali si trovano spesso a dover fronteggiare la problematica dell’infestazione.

Uscirne non è facile se non con una solida strategia a monte che possa dissuadere gli ospiti indesiderati dall’infinita disponibilità di cibo.

Studiosi affermano che in un anno solare, i roditori possono provocare la perdita di 700 kg di razione alimentare destinata agli animali.

Dei sensi, l’olfatto è il più sviluppato mentre la vista non è granché, motivo per il quale difficilmente si spingono in tragitti liberi in campo aperto.

Piuttosto, si muovono radenti le pareti da o verso sicuri ripari, servendosi delle vibrisse come bussola per l’orientamento.

I baffi o vibrisse, sono i principali organi di tatto e sono di straordinario impatto sulla colonia, poiché solo i soggetti con vibrisse intatte e folte possono spingersi a conquistare il ruolo di leader del gruppo.

Infine, i roditori presentano un udito sopraffino.

Benché possano comunicare attraverso gli ultrasuoni, i dispositivi elettronici reperibili in commercio basati su queste frequenze per dissuadere i roditori si sono rivelati poco efficaci, specie in presenza di nutrite colonie.

Come si è potuto capire, i roditori vivono in colonie che contano fino a 20 individui e sottostanno a rigide imposizioni dovute alla scala gerarchica.

Questi rigori sociali sono necessari per poter imprimere un concetto di territorialità forte, in modo da non dover sprecare risorse ed energie in cause col “vicinato”.

Avvengono quindi pesanti demarcazioni del perimetro di proprietà con feci e urina, che possono avere anche finalità intimidatorie.

Per i poveri allevatori, il tutto si traduce in un pesante insudiciamento di materie prime e scorte agrarie.

Il Topo domestico (Mus domesticus), probabilmente desta le preoccupazioni minori in questo comparto.

Tuttavia, Mus musculus domesticus è rinvenibile nei magazzini dove sono conservate le derrate, nei locali adibiti alla vendita al dettaglio e nelle limitrofe abitazioni.

Minuto nelle dimensioni, questo roditore è solito muoversi nelle ore notturne entro un raggio d’azione di qualche centinaio di metri, rilasciando escrementi caratteristici lungo il percorso.

Il Ratto grigio o ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus): decisamente più impattante sull’azienda zootecnica.

Di grande mole (circa 30 centimetri più la coda, per un peso di circa mezzo chilogrammo) manifesta anche un comportamento aggressivo che lo spinge fino al cannibalismo.

In primavera, attacca le colture in pieno campo quali: mais, girasole, riso, patata e molte altre.

Infesta inoltre i magazzini delle derrate, dove imbratta con feci e urine l’alimento destinato alla mandria.

Difficilmente sale molto in alto in quota, di conseguenza sarà molto più probabile scorgerlo a livello del suolo dove scava gallerie sul terreno fino al nido.

Il Ratto nero dei tetti (Rattus rattus): il colore nero caratteristico ne consente una rapida individuazione. Di mole più esile rispetto al ratto grigio (250 grammi per 20 centimetri, coda esclusa), può essere osservato durante le funamboliche acrobazie sulle capriate e lungo le travi nei sottotetti.

Il ratto nero difficilmente entra in competizione con il ratto grigio, motivo per il quale colonizza la parte alta degli edifici.

Da tempi lontani, il rimedio elettivo contro i roditori prevede l’impiego dei rodenticidi o ratticidi.

In linea generale, il processo di avvelenamento prevede varie tappe con tempistiche ben precise, che potremmo così differenziare:

Il soggetto alfa vince la neofobia in 4-5 giorni.

In altre parole, dalla posa dell’esca all’interno di idonei contenitori, il roditore deve superare i propri timori prima di entrarci rilassato e nutrirsi dell’esca.

Il rodenticida cronico non provoca alcun effetto sul soggetto dopo l’ingestione. Tale mascheramento è utile per non indurre sospetti negli altri membri della colonia.

Un rodenticida acuto non sortirebbe tale positivo mascheramento. Inoltre è decisamente vietato il suo utilizzo, considerato giustamente molto pericoloso.

Infatti, per questo tipo di veleno non ci sono antidoti (come la vitamina K1 per gli anticoagulanti), trasfusioni e soluzioni che diano salvezza all’accidentale ingestione di persone, cani, gatti, ecc.

I roditori subordinati si alimenteranno dell’esca trascorsi almeno due giorni dal pasto degli alfa.

L’effetto cronico del rodenticida incombe trascorsi 8 – 10 giorni dall’assunzione e si manifesta con emorragia interna e senso di soffocamento.

Solitamente, il roditore si vedrà costretto ad uscire dal nido per respirare e assumere liquidi.

Questo fenomeno tipico dei rodenticidi anticoagulanti è utile per evitare cadaveri all’interno dei nidi che potrebbero avere ripercussioni igieniche vista la difficoltà di recuperare la vittima.

Parallelamente alle esche rodenticide, si possono impiegare sistemi di cattura fisica del roditore.

Contrariamente a quanto si può immaginare, questi sistemi apparentemente vetusti per concezione sono oggi molto impiegati nei programmi di gestione integrata degli infestanti, dove vengono accostati alle esche.

La tecnica della cattura fisica, se seguita, offre risultati stupefacenti e in certe situazioni anche risolutivi.

Ovvio che i congegni di cattura dovranno essere ispezionati con frequenza giornaliera, in modo da rimuovere prontamente le carcasse ed evitare inutili sprechi di materiale dovuti alla degenerazione della carogna.

Inoltre, la pericolosità di alcuni tipi di trappole, deve essere scongiurata dall’esserlo anche per altri animali non bersaglio (presenza di animali da cortile e/o domestici).

Le trappole a cattura multipla sono utili nei casi di infestazione da topo domestico, mentre congegni più robusti a cattura singola sono sicuramente più interessanti per arginare i flussi di ratti dall’esterno, motivo per cui le trappole vanno posizionate agli angoli delle aperture o comunque sempre lungo il perimetro della cinta muraria dei fabbricati.

Ma anche questi metodi incutono paura, diffidenza tanto che i topi, molto sospettosi e furbi, “fanno esperienza” e non cadono facilmente nella trappola.

La presenza di polveri negli allevamenti diminuisce drasticamente le potenzialità delle colle (buone come sistema di monitoraggio nelle aziende alimentari), che molto spesso finiscono per imbrattare le superfici.

Valide per roditori di mole contenuta, trovano comunque ubicazione in magazzini poco polverulenti o in cascine scarsamente frequentate.

I roditori trasportano batteri di rilevanza sanitaria, talvolta anche letali per l’uomo.

Si pensi ad esempio alla febbre da morso di ratto provocata dal batterio Streptobacillus moniliformis, ma anche alla citata in precedenza toxoplasmosi (Toxoplasma gondii) o altre rinomate zoonosi.

In ogni allevamento, le tacite norme della biosicurezza impongono una sorveglianza perennemente attiva contro roditori e altri infestanti, come appunto le mosche.

Con i primi tepori primaverili le mosche non rimangono certo ad aspettare e le larve trovano tra il letame le condizioni favorevoli per “riaprire” bottega.

Se non si interviene tempestivamente per arginarle, si ritornerà a discutere del solito annuale… fastidio.

Sono imminenti, in tale periodo, i primi interventi larvicidi finalizzati a controllare la maggior parte della popolazione di mosche nel complesso aziendale.

Si deve iniziare con l’opera larvicida.

Benché rientrino nella categoria degli insetticidi, i larvicidi impiegati contro le mosche sono particolarmente selettivi, quantomeno in virtù della loro applicazione piuttosto mirata.

Le larve di mosca non sono uniformemente distribuite nei locali di stabulazione degli animali.

La densità maggiore si rileva nei perimetri dei vari box, in prossimità degli abbeveratoi e in tutti i giacimenti di letame o substrato equivalente.

La distribuzione della popolazione larvale al suolo, in un certo qual senso, facilita i trattamenti larvicidi che non dovranno essere estesi a tutta l’area calpestabile della stalla ma ai soli perimetri interni.

Alla stessa stregua la concimaia non dev’essere trattata interamente, poiché la temperatura che raggiunge nel nocciolo obbligherà le larve, anche in questo caso, verso i margini.

Pratiche sono le formulazioni larvicida in granuli pronti all’impiego da distribuire semplicemente a spaglio nelle aree escluse dal calpestio animale e dove le larve effettivamente stazionano.

La persistenza temporale d’azione è assai elevata ma per un pronto effetto, qualora il substrato trattato risulti piuttosto asciutto, conviene nebulizzare della semplice acqua con un dispositivo manuale subito dopo l’applicazione dei granuli.

In caso di box concepiti a lettiera permanente, intervenire applicando i granuli prima della stesura della lettiera e ripetere gli interventi quando l’accumulo di materia organica supera i 15-20 centimetri.

Prodotti adulticidi, infine, possono essere utilizzati con ovvie attenzioni a non contaminare mangimi e colpire gli animali…

 

 

Vuoi saperne di più? Scrivici senza impegno!

 

    )

     

     

     

     

     

    Torna in alto