Rettili, allontanare o eliminare?

54* 16 marzo 2020

La maggior parte dei serpenti presenti in Italia sono innocui e scappano al primo pericolo.
Ci sono alcune specie velenose che possono rappresentare un pericolo sia per le persone che per gli animali domestici.

Gli esemplari più comuni appartengono a bisce e orbetini, serpenti molto timidi che si nascondono tra pietre e cataste di legna.
Il Biacco, per esempio, di colore nero e che può raggiungere una lunghezza fino a 150 cm, è molto diffuso sia al sud che nel nord ovest.

Anche le vipere tendono a scappare se infastidite e attaccano solo si sentono in pericolo.
Le vipere presenti in Italia sono piuttosto piccole, sono di colore marrone scuro e la testa è triangolare. Hanno disegni geometrici e sfumature sulla livrea.
Altre caratteristiche sono la testa triangolare e la coda che si restringe in modo brusco, mentre gli altri ofidi presentano la testa ovale e la coda che si restringe gradualmente. Inoltre gli occhi delle vipere hanno pupille verticali, come quelle dei gatti, mentre altri serpenti le hanno rotonde.
Sebbene siano animali che provocano paura e come le vipere siano pericolosi, sono comunque utili per l’ecosistema, e sono protetti.

Il primo rimedio per evitare infestazioni è quello di effettuare un’adeguata prevenzione prestando attenzione all’ordine e alla pulizia delle adiacenze degli edifici da difendere. Erba alta, cataste di legna e oggetti vari, ma anche rifiuti, possono creare un habitat ideale per i serpenti. Bisognerebbe evitare di far avere risorse d’acqua per loro nei periodi di arsura.

Le vipere o aspidi, hanno nella zona posteriore e laterale del capo, una ghiandola che genera un veleno composto da acqua, albumine molto tossiche e proteine enzimatiche che agiscono sui tessuti, sulla coagulazione del sangue e, di rado, sul sistema nervoso.
Per iniettare questo veleno, le vipere utilizzano dei lunghi denti mobili canalicolari che penetrano senza difficoltà nella cute della preda.

Presenti in tutte le regioni tranne che in Sardegna, sostanzalmente ci sono altre 4 specie nel nostro Paese, oltre la Vipera Aspis (o vipera comune) che predilige luoghi caldi e asciutti, diffusa sulle Alpi e sugli Appennini fino ad oltre 2500 m di altitudine.

C’è la Vipera Ammodytes (o vipera dal corno) che predilige zone aride, pendii e pietraie principalmente nel nord-est del nostro Paese.
È riconoscibile grazie ad un piccolo corno presente sulla punta del muso. Il suo colore varia dal marrone al grigio e presenta sul dorso un disegno di colorazione scuro, simile ad una linea a zig-zag o ad una serie di rombi collegati tra loro. Può essere lunga anche fino a 90 cm.

La Vipera Berus (o marasso palustre) si trova in special modo nel nord Italia ed è diffusa in montagna. Si può trovare anche in acqua. È la specie più aggressiva tra quelle presenti.

La Vipera Ursinii è invece presente principalmente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano. Le sue dimensioni sono piuttosto piccole. Si tratta della specie meno pericolosa tra quelle presenti in Italia.

La Vipera Walser è una nuova specie: riconosciuta solo circa 3 anni fa, veniva prima confusa con la Vipera Berus. Vive tra i 1500 e i 2100 metri di quota, in poche vallate del nord-ovest.

Il morso di un serpente non velenoso lascia una fila di piccoli puntini della stessa dimensione. Il morso di una vipera, invece, lascia due punti rossi più grandi e evidenti a una distanza di circa 1 cm tra loro. Intorno alla zona, si può notare da subito un arrossamento, un gonfiore, accompagnati da dolore e formicolio con cianosi (colorazione bluastra della pelle). Tutto ciò si espanderà velocemente in tutto il resto del corpo: compaiono dolori muscolari, nausea, vomito, diarrea, collasso cardiocircolatorio shock e perdita di coscienza ci faranno certamente percepire la gravità della situazione.

È sconsigliabile che un soccorritore tenti di succhiare il veleno dalla ferita del morso in quanto il rischio che egli possa assumerne una parte è alta. L’attenzione va comunque riposta anche nel non andare a contattato con il sangue.

Gli step utili sono quelli che prevedono di sdraiare la persona mantenendola il più tranquilla possibile in modo tale da facilitare tutte le manovre di primo soccorso e non velocizzare la circolazione del veleno nell’organismo.

È necessario lavare la ferita con acqua e sapone e disinfettarla evitando l’alcool che aumenterebbe la tossicità del veleno.

Si deve applicare un laccio emostatico a circa 5-6 cm a monte del morso. La sua funzione è quella di fermare la circolazione linfatica che trasporta il veleno e non fermare quella sanguigna.

La parte interessata dopo alcuni minuti si sarà gonfiata ed è fondamentale mettere un secondo laccio emostatico, più a monte del precedente, prima di togliere il primo laccio. Se non si fa ciò, ci sarà il rischio di vanificare il lavoro peggiorando la situazione: senza una nuova “barriera” il veleno entrerà in circolo facilmente e velocemente, senza lasciarci probabilmente la possibilità di rimediare.
Altra azione da sconsigliare è l’incisione della cute tra i fori dei denti veleniferi. È preferibile applicare del ghiaccio qualora disponibile.

Per liberasi dai rettili, può essere necessario ricorrere a prodotti specifici come un repellente che li spingerà lontano. Esso viene spruzzato o collocato in granuli sull’intera area, dapprima a ridosso dell’abitazione ed in un secondo momento come anelli perimetrali più distanti da questa, che costringerà i serpenti a emigrare fuori dalle zone trattate.
Certi repellenti sono composti da componenti come naftalina o cannella. C’è da dire, per contro, che le piogge facilmente possono dilavare i prodotti immessi, vanificando parzialmente o totalmente l’operazione di allontanamento.

 

 

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