Il riccio comune, animale utile e protetto

206* 16 ottobre 2020

Il riccio comune è un mammifero detto anche riccio europeo erroneamente scambiato per porcospino (che in realtà è l’istrice).

È una specie protetta dalle leggi italiane, quindi non si può né cacciare, né detenere in cattività.
Anche per questo qui ne parliamo non in quanto animale da eliminare, bensì per la sua utilità.

Questo animale esclusivamente notturno, infatti, è praticamente onnivoro ma ha come sue prede preferite nidiacei, anfibi e rettili (non teme infatti i morsi velenosi, in quanto i denti veleniferi sono più corti degli aculei e raramente riescono a penetrare il rivestimento di peli ispidi che lo protegge).
Non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi, prevalentemente topi, di cui è considerato un cacciatore spietato in quanto uccide gli adulti e dissotterra i nidi per nutrirsi dei piccoli.
In caso di mancanza del suo cibo preferito può nutrirsi di ghiande, bacche e frutta.

È in grado di correre velocemente e si dimostra anche un ottimo nuotatore con un raggio d’azione di circa 1–3 km, ma può muoversi in territori di caccia che possono estendersi fino a 30-100 ettari (da 300.000 m² a 1 km²).

Quando un riccio incontra un possibile pericolo, normalmente, reagisce immobilizzandosi e drizzando gli aculei sul dorso. Poi, se l’intruso lo tocca, si appallottola su se stesso.

Il riccio ha abitudini solitarie e scontrose: tende generalmente ad evitare i contatti coi conspecifici, dei quali avverte la presenza con l’udito o l’olfatto, mentre nel percepire l’avvicinarsi di un estraneo va subito in allerta. In inverno va in letargo, ammucchiando muschio e foglie secche che fungeranno da riparo.

 

 

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