Gestione dei volatili: sicurezza, normativa e soluzioni tecniche per un allontanamento efficace

1428* 29 gennaio 2026

(Articolo tratto da OSD)

La gestione dei volatili in ambiente urbano e industriale è da sempre una questione complicata, vuoi perché molti di questi animali non possono essere considerati animali infestanti nel senso stretto del termine (sono tutelati dalla legge 157/92 sulla fauna selvatica) vuoi perché gli ambienti dove il professionista formato deve lavorare possono essere davvero difficili da raggiungere e spesso non si può fare a meno di essere in possesso di patenti per l’utilizzo di PLE o altri mezzi di sollevamento.

Eppure, la problematica c’è ed è enorme e questo apre a una grande opportunità, anche commerciale, per i professionisti.

Il guano dei piccioni (ma quello dei volatili in generale) o anche la loro sola presenza continuativa può danneggiare strutture residenziali, di pregio e monumenti ma già solo il sudiciume sopra e ai piedi delle strutture sarebbe sufficiente per spingere i proprietari a intervenire. Non parliamo poi di strutture nelle quali vengono preparate e stoccate le merci pronte per la spedizione ai clienti, non ci si può permettere che queste vengano intaccate da guano, penne o piume.

È notizia di qualche anno fa dell’inserimento della gestione della presenza di questi animali in standard per l’industria alimentare come BRC.

Già, ma come intervenire? Di sistemi ne esistono parecchi, dai più semplici ai più complessi, per certo sono i mezzi fisici che portano i risultati, non esistono infatti repellenti liquidi contro i volatili, è bene quindi diffidare di chi offre soluzioni fantasiose.

Nella scelta del sistema più idoneo occorre tenere presente due parametri: la presenza e la pressione. Per pressione si intende la densità dei volatili che occupa un determinato appoggio (a esempio: 1 volatile ogni 2 metri, oppure, 6 volatili al metro, e così via). La presenza invece è definita come tipo di frequentazione di un determinato sito, di fatto l’abitudine che quel determinato gruppo di volatili ha di sostare in quel sito (in ordine di gravità: saltuaria, sito di riparo notturno, sito di nidificazione). Il livello di infestazione può essere definito dal rapporto tra la presenza e la pressione.Le prime metodiche a essere considerate di norma in quanto più semplici, sono i dissuasori a spilli o il filo ballerino che sono efficaci solo contro infestazioni medio/basse. Le reti ornitologiche, invece, possono essere risolutive anche per gravi infestazioni ma già sono sistemi che richiedono una certa dimestichezza con i servizi di allontanamento volatili. Nonostante l’impatto visivo estremamente ridotto, la funzionalità contro ogni tipo di volatile e l’applicazione contro ogni tipo di infestazione – sia essa occasionale oppure prolungata, anche di molti individui – i sistemi elettrificati sono spesso l’ultimo strumento a essere considerato (a parte dagli installatori esperti), perché richiede una vera specializzazione per il montaggio e l’abilitazione di cui alla lettera B) dell’art. 2 del DM 37/2008. È proprio questo sistema che approfondiamo in questo articolo.

Sul mercato esistono parecchi modelli di sistema elettrificato ma tutti condividono il concetto di base di impiegare un supporto che impedisce elettricamente ai volatili di poggiarsi sulle superfici. Questo avviene perché la centralina genera una corrente elettrica – con una elevata tensione (misurata in Volt) e una bassa intensità (misurata in Ampere) – il colombo che si appoggia sull’impianto chiude il circuito e l’arco voltaico che si genera (scossa) attraversa il corpo dei volatili che si allontaneranno da quel luogo.

Questa tecnica è definibile come un sistema “attivo”: il volatile che ha “sperimentato”, anche solo una volta, questi impianti installati tenderà a evitare di riprovarci. In alcune situazioni questo ha facilitato il lavoro degli installatori professionali: in un cantiere di enormi dimensioni ed elevatissimo valore artistico, ad esempio, è stato installato un sistema elettrificato i cui componenti erano un binario formato da due tondini metallici. Non era tecnicamente possibile raggiungere tutti i piccoli anfratti frequentati dai volatili con i fili di collegamento della corrente. Sono stati installati quindi i soli tondini di acciaio senza alcuna alimentazione del sistema (in quei soli, piccoli punti), le zone non sono state comunque più frequentate dai piccioni che avevano già sperimentato altrove la corrente erogata dagli stessi tondini d’acciaio.

Di tipologie di impianti elettrificati ne esistono diverse in commercio, ognuna con i propri pregi e limiti. In maniera grossolana si presentano come un binario di tondini INOX oppure un supporto in gomma con due conduttori annegati.

In questo spazio ne illustrerò nel dettaglio uno che mi pare significativo anche per via del fatto che la corrente erogata dalla centralina in un secondo è pari a 3 milliampere e ciò rende il suo impiego particolarmente sicuro (amperaggi superiori potrebbero causare tetanizzazioni, disturbi reversibili al cuore con aumento della pressione sanguigna e difficoltà di respirazione) oltre al fatto che il sistema è particolarmente versatile come tipo di installazione.

Questo sistema si compone di una centralina appositamente realizzata per queste tipologie di impianti con una tensione di uscita regolabile tra i 4 e i 12 kV che genera un impulso massimo di 1,5 J e una intensità di corrente che può variare dagli 0,025 ai 0,045 A.È sempre consigliato verificare che tutti i componenti siano stati progettati e realizzati per quella tipologia di impianto. Non è raro, infatti, trovare centraline utilizzate per impianti elettrificati anti-volatili in ambito civile e industriale che sono centraline realizzate per le recinzioni elettrificate destinate al controllo del bestiame e dei cavalli. Tali centraline hanno il medesimo principio di funzionamento ma differiscono per campo di applicazione e sicurezza verso gli utilizzatori e animale target.I cavi in uscita dalla centralina vengono solitamente collegati tramite capicorda (coperti da guaine termoretraibili) e dadi ai due tondini di acciaio da 3 mm di diametro (uno per il polo positivo e uno per quello negativo) posti a una certa distanza e che sono il mezzo con il quale si deve proteggere l’area interessata dalla presenza di piccioni.I tondini di acciaio sono posizionati vicino alla superficie tramite dei supporti in policarbonato che possono essere fissati a diversi substrati (legno, mattone, metallo, ecc.) ogni circa 30 cm. In questa versione la staffa in policarbonato tiene a due altezze diverse il tondino con il polo positivo (da installare in alto) e quello negativo (da tenere in basso).I tondini sono sufficientemente malleabili per potere seguire anche un percorso con curve o arzigogoli (come capita sui palazzi storici), e sono collegabili in serie tramite boccole filettate.

Tutte queste caratteristiche li rendono sicuri e particolarmente interessanti dal punto di vista applicativo.

È evidente che non può esistere un manuale universale di applicazione ma che questa dipende da come la struttura è fatta (quanti piani, quante aree da proteggere, di quale spessore, dal tipo di materiale, ecc.) e dalla fantasia dell’installatore (sì, è importante anche qui!) che può ricorrere ad alcune strategie come, ad esempio, l’installazione di più binari paralleli per proteggere superfici orizzontali (o anche oblique o verticali) più larghe.

Questo tipo di tecnica diventa necessaria in caso di infestazioni elevate e piani di appoggio ampi.È bene ricordare che il sistema è progettato per l’installazione di due tondini di cui uno positivo e l’altro negativo. Non dovrebbe mai essere installato il solo tondino per il polo positivo usando un supporto di metallo (come grondaie, tettucci in rame, ecc.) come polo negativo.

L’installazione di impianti elettrificati per l’allontanamento incruento dei piccioni rientra pienamente nell’ambito di applicazione del Decreto Ministeriale 37/2008, che regolamenta le attività di installazione, trasformazione e manutenzione degli impianti all’interno degli edifici e delle loro pertinenze.Il Ministero dello sviluppo Economico, con il parere del 16 febbraio 2012 (Prot. 0032838), ha infatti chiarito che gli impianti antivolatili di tipo elettrificato sono soggetti al DM 37/08 in quanto posti al servizio degli edifici, anche se installati su coperture, cornicioni o altre pertinenze. Di conseguenza, la loro installazione deve essere eseguita da imprese abilitate alla lettera B del DM 37/08, e al termine dei lavori l’installatore è tenuto a rilasciare una dichiarazione attestante la corretta esecuzione e il rispetto delle norme tecniche di sicurezza dell’impianto in conformità alla regola dell’arte.È buona prassi applicare sull’impianto dei cartellini informativi che indicano che l’impianto è in tensione.

Che dire, sempre più aziende si stanno specializzando nel mondo del controllo dei volatili e ce n’è un gran bisogno.

Come sempre la professionalità si basa sulla formazione, l’esperienza e l’ingegno.

Il ragionamento è alla base di ogni buona riuscita di un’impresa e il saper chiedere un consiglio può facilitarci nel lavoro: rivolgersi a un consulente qualificato è sempre un’opzione percorribile.

 

Vuoi saperne di più? Scrivici senza impegno!

    Torna in alto