“IL FUTURO DEL CONTROLLO DEI RODITORI” da Sinergitech.it

50* 11 marzo 2020

Non totalmente d’accordo sulla limitazione per i professionisti di certe prassi preventive che vedono l’utilizzo di anticoagulanti, pubblichiamo:

Dal sito www.sinergitech.it

IL FUTURO DEL CONTROLLO DEI RODITORI

Dottor Capizzi (uno dei massimi esperti in tema roditori) la gestione dei roditori è un’attività tanto “antica” quanto “attuale” nell’ambito della storica lotta tra l’uomo ed i suoi parassiti, eppure fare “derattizzazione” nel terzo millennio non è un’attività per tutti. Quali dovrebbero essere almeno 3 caratteristiche imprescindibili del “Rodent Manager” del 2020?

Premesso che la parola derattizzazione non mi entusiasma, in quanto evoca l’eliminazione immediata di tutti i roditori presenti, condizione che non si verifica mai nella pratica, penso che il professionista debba abbinare ad una solida conoscenza dell’ecologia delle specie bersaglio un adeguato background tecnico su prodotti e attrezzature, che sono come gli ingredienti per un cuoco: a seconda della situazione specifica da affrontare, vanno selezionati quelli giusti. Infine, un professionista deve avere sempre l’umiltà e la curiosità per imparare, dalle situazioni che quotidianamente si incontrano o da chi, in quella determinata circostanza, ne sa più di te.

I rodenticidi ad azione anticoagulante sono uno degli strumenti più impiegati sia nel settore professionale che nel settore domestico. Se è vero che i Regolamenti di esecuzione delle sostanze attive sono univoci, d’altro canto le etichette dei formulati commerciali evidenziano differenze a volte anche sostanziali che determinano vantaggi o svantaggi a seconda del prodotto prescelto. Perché queste difformità?

Purtroppo sulla genesi delle etichette dei prodotti rodenticidi hanno influito innumerevoli fattori. In primis, l’eterogeneità nei criteri di redazione, curata ora da questo ora da quel produttore, ha fatto sì che venissero prodotte etichette assai difformi. A ciò va aggiunto che sono state redatte in momenti diversi, e quindi erano diverse anche le disposizioni e linee guida cui erano soggette. Tutti questi fattori hanno stratificato i loro effetti nel corso degli anni, fino ad arrivare all’attuale difformità, che rende davvero difficile orientarsi nella scelta dei prodotti.

Alla luce delle valutazioni del rischio e dei pericoli per la salute umana e per l’ambiente legati all’azione dei rodenticidi antagonisti della Vitamina K, è probabile che nel prossimo futuro vi siano ulteriori limitazioni per l’uso domestico di questi prodotti?

La messa al bando degli anticoagulanti, od almeno una loro forte limitazione, è solo questione di tempo, come si evince leggendo le direttive con cui vengono approvate le sostanze dall’Unione Europea: in esse è stabilito, nero su bianco, che gli anticoagulanti sono approvati solo perché non esistono alternative altrettanto efficaci nei riguardi dei roditori, animali che costituiscono un pericolo per la salute pubblica. Ciò è dovuto agli elevati rischi che queste sostanze presentano per l’ambiente, con particolare riguardo ai predatori dei roditori.

Fare “derattizzazione” senza anticoagulanti è possibile? Qual è la via per la reale svolta integrata della gestione dei roditori?

Esistono strategie che possono prevedere un uso limitato degli anticoagulanti, restringendone l’applicazione alle aree dove è realmente necessario, e utilizzando strumenti diversi (ad esempio, trappole o strumenti di monitoraggio, come le esche virtuali) nelle zone dove la presenza dei roditori non è riscontrata. E’ ora che le aziende decidano di investire su queste tecniche, aiutandosi con software spaziali che permettano di individuare le aree di effettiva presenza dei roditori e quelle dove è invece più opportuno eseguire attività di monitoraggio.

Abbiamo poi anche chiesto il parere di uno dei più noti specialisti italiani nel campo della derattizzazione, il Dott. Ugo Gianchecchi.

Dott. Gianchecchi, il “permanent baiting”: “croce e delizia” del derattizzatore del 2020 (e degli anni a venire…). E se invece il problema fosse solo legato ad un (fisiologico?) timore dell’abbandono di un metodo che infonde una maggiore percezione di “sicurezza” e di “efficacia” sia nell’Utilizzatore professionale che nel Cliente finale? Oppure vi è una lacuna nell’approccio commerciale con il Cliente finale?

È indubbio che, per gli operatori del pest control, questo argomento risulti uno fra i più ostici e indigesti degli ultimi anni.

Eppure nel tempo il disinfestatore si è pian piano abituato a fare a meno di alcuni “potenti” insetticidi che ha da sempre usato con grande soddisfazione e li ha sostituiti con altri che addirittura non lasciano odore e non macchiano(!?), ha imparato a non lanciare più le bustine di derattizzante e ha cominciato ad istallare i dispensatori di sicurezza, ha perfino incominciato a usare in maniera mirata i prodotti in gel (abbandonando la fida pompa irroratrice) per ridurre i rischi, i disagi e l’impatto sull’ambiente…

Ma chiedergli di smettere di usare in maniera continuativa le esche anticoagulanti per combattere i roditori questo sembra davvero troppo…non si può fare…

Poche aziende hanno accettato questa sfida e questo cambiamento perché la pratica delle esche permanenti è ben radicata nella prassi lavorativa del disinfestatore: essa dà sicurezza e promette di fornire una protezione continua agli ambienti e alle strutture, è relativamente facile da gestire ed è vista di buon occhio anche dal cliente stesso che si sente protetto da una cintura di erogatori di esca permanenti come se fossero mine antiroditore.

Eppure, questa pratica non è più attuale e il cambiamento dovrà lentamente avvenire sia perché ce lo impongono le etichette dei prodotti, le norme di buona prassi e le indicazioni europee sia perché lo dobbiamo all’ambiente e al complesso di animali non bersaglio che possono risentire degli effetti negativi dovuti alla presenza continua degli anticoagulanti sul territorio.

È anche però vero che è mancato in questi anni un coinvolgimento delle varie autorità di controllo (USL, Enti di Certificazione ecc..) che avrebbero potuto spingere in questa direzione.

Di fronte a sanzioni e ad un controllo più rigido nell’impiego degli anticoagulanti probabilmente i disinfestatori avrebbero già trovato il modo di proporsi in maniera differente anche con il cliente, sottolineando la necessità di un netto cambio operativo e proponendo strategie più moderne, più rispettose dell’ambiente e al passo con i tempi.

E credo che questo, nella maggior parte dei casi, sarebbe stato apprezzato e giustamente ricompensato.

Quanto può essere importante aumentare la cultura della “Rodent Prevention”, ovvero dell’applicazione e quindi anche dell’erogazione di servizi volti esclusivamente ad attuare pratiche di esclusione e restrizione dei roditori infestanti? Può essere una nuova opportunità di business per l’Impresa di Pest Management?

Ricollegandomi a quanto ho appena detto credo che il disinfestatore moderno, al di là delle battute e delle sanzioni, debba operare volontariamente un radicale cambiamento nella sua pratica operativa abbracciando le nuove strategie di lotta ai roditori.

Queste nuove indicazioni prevedono ad esempio la ricerca, l’individuazione e la rimozione delle cause predisponenti le infestazioni, l’applicazione delle pratiche di pest proofing, nonché l’attuazione di una lotta integrata attraverso l’impiego di trappole cattura, di esca virtuale non tossica e il ricorso ai rodenticidi anticoagulanti solo in caso di effettiva necessità.

Queste pratiche, se adeguatamente valorizzate e illustrate al cliente come moderna necessità, non possono che far aumentare il livello di professionalità delle aziende più moderne e attente e farle emergere in un mercato, a volte stagnante o peggio ancora al ribasso, dove il disinfestatore è ancora degno di scarsa considerazione.

Una notevole spinta a questo cambiamento operativo è senz’altro fornita dalla norma europea UNI EN 16636 che richiede infatti al tecnico disinfestatore di ampliare le sue mansioni e le sue professionalità e di evitare il semplice controllo a calendario dei dispensatori di esca.

Sono convinto che questa strada rappresenti una grande opportunità per valorizzare finalmente questo settore e conferirgli l’importanza che merita sia da un punto di vista tecnico che economico”.

 

 

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