1512* 28 luglio 2026
(Articolo by OSD)
Gli acari del genere Pyemotes sono noti da inizio ‘900 come causa di dermatiti ma le segnalazioni ai nostri giorni sono molto scarse, tanto da far pensare che questa problematica sia stata dimenticata.
I casi però non mancano, almeno dall’osservatorio del mondo del pest management e, anche se il loro riconoscimento può essere problematico, un operatore sanitario attento può riuscirvi con una indagine scrupolosa.
L’acaro incriminato è Pyemotes ventricosus, anche se ne esiste almeno un secondo, estremamente simile morfologicamente ed ecologicamente – P. tritici – che causa le medesime problematiche in ambito agrario e in vari punti della filiera dei cereali.
Si tratti dell’uno o dell’altro l’approccio è il medesimo.
P. ventricosus è un acaro predatore di varie larve e pupe di insetti legati alle derrate alimentari (come il lepidottero Sitotroga cerealella) e di tarli del legno (in particolare il coleottero Anobium punctatum).
Una delle difficoltà nel collegarlo alle dermatiti che causa è la sua dimensione: è praticamente invisibile ad occhio nudo, i maschi sono lunghi appena 0,16 millimetri di media mentre le femmine circa 0,22 millimetri (ma anche fino a 2 millimetri quando gravide)
Proprio queste ultime vanno incontro a grossi cambiamenti morfologici dopo l’accoppiamento con una grande dilatazione dell’addome che contiene le uova e successivamente le forme giovanili degli acari.
Quando queste maturano (una temperatura di 24-26°C risulta ottimale) fuoriescono già adulti dall’addome della madre e si accoppiano immediatamente per poi disperdersi rapidamente in cerca di cibo, attratti dall’emissione di anidride carbonica.
È stato stimato che, in assenza di un nuovo ospite da parassitizzare, questi acari possano sopravvivere anche 48 ore.
Il meccanismo patogenetico nell’uomo non è totalmente noto ma probabilmente è dovuto alla morfologia dell’apparato boccale che è composto da due cheliceri stilettiformi.
L’acaro li infligge ripetutamente nella cute nel tentativo di paralizzare l’ospite e di nutrirsi. Il morso è indolore e i segni si manifestano dopo qualche ora. Il risultato è un’eruzione cutanea estremamente pruriginosa, eritematosa con maculopapule con una microvescicola centrale, localizzate tipicamente su tronco, arti (braccia e gambe) collo e spalle dei pazienti.
In circa il 30% dei casi si riscontra anche una lesione patognomica detta “comet sign” ovvero un tratto maculare eritematoso lineare.
Queste lesioni risultano essere molto invasive per il paziente che faticherà a dormire per il solo contatto delle lenzuola sulle lesioni, la sensazione di calore associata al forte prurito ed eventuali lesioni secondarie dovute al grattamento.
Molto più raramente possono presentarsi febbre, vomito e mal di testa. È stato anche descritto un case report in cui un paziente trentenne presentava segni simili a una infezione da poxvirus ma la presenza di questo tipo di lesioni è estremamente inusuale.
In linea generale queste manifestazioni si risolvono in 7-21 giorni a patto di rimuovere gli acari e i loro focolai di infestazione dagli ambienti frequentati dai pazienti.
Diversamente segni e sintomi possono permanere per settimane.
La diagnosi non è sempre semplice, oltre ai segni e sintomi, è bene tenere presente una serie di informazioni aggiuntive e alcuni fattori di rischio.
Per prima cosa il periodo: di norma questi casi avvengono tra maggio e ottobre, con un picco nei mesi estivi.
I morsi sono generalmente indolori anche se questi possono essere avvertiti come punture da piccoli aghi. È compito del medico escludere eziologie diverse da quella infettiva ma qualora si sospetti una infezione, un’anamnesi approfondita, formulando le seguenti domande, potrebbe essere utile per giungere alla diagnosi:
Ha prurito?
No: escludere P. ventricosus.
Che tipo di lesioni presenta?
Cunicoli sottopelle: valutare lesioni da Sarcoptes scabiei.
Dove sono localizzate le lesioni?
Girovita, caviglie, inguine (dove gli abiti sono occlusivi): valutare lesioni da Trombicula autumnalis (questo acaro vive sulla vegetazione). Spazi interdigitali o nelle zone flessorie degli arti: valutare lesioni da Sarcoptes scabiei.
Ha sentito i morsi/punture dolorosi, da qualche ora a circa 24 ore prima della comparsa dei pomfi?
No / come piccoli aghi: possibile dermatite da P. ventricosus.
Qual è il suo impiego?
La dermatite da P. ventricosus è tipica negli agricoltori (specie in raccolta/post raccolta di grano o altri cereali), nei mugnai, nei restauratori di manufatti lignei, spesso tarlati e dove si accumula molto materiale ligneo.
Qualche ora prima della comparsa dei segni sulla pelle ha sostato in prossimità di grandi depositi di grano (es.: molini, mangimifici)?
L’aver sostato o lavorato all’interno di strutture molitorie o mangimifici può determinare l’insorgenza della dermatite da P. ventricosus che è un parassita di insetti legati alle derrate alimentari della filiera cerealicola.
Ha dormito/soggiornato in una casa vacanze?
Il soggiornare e dormire in case vacanze, spesso chiuse per mesi e con pulizie saltuarie, con mobilio possibilmente tarlato è una situazione tipica per l’insorgenza di dermatite da P. ventricosus.
Ha mobili tarlati a casa o al lavoro? Ha legna da ardere tarlata (es. in abitazione privata, sul luogo di lavoro)?
P. ventricosus è un parassita di larve di tarlo per cui i mobili tarlati e la legna da ardere sono un possibile focolaio di infestazione degli ambienti, specie in concomitanza con lo sfarfallamento dei tarli nella stagione primaverile-estiva.
Ha fatto effettuare una analisi diretta delle polveri ambientali?
L’analisi diretta delle polveri ambientali, effettuata da personale specializzato, è in grado di rilevare la presenza di P. ventricosus e di stimarne il tasso di infestazione, la vitalità e il grado di riproduzione.
Effettuata la diagnosi è necessario lavorare su più fronti per una risoluzione rapida del problema. La problematica è autolimitante – nel giro di 1-3 settimane – e di norma viene gestita con terapie sintomatiche con antistaminici e corticosteroidi topici ma a patto che vengano bonificati gli ambienti di vita e lavoro del paziente.
È infatti la rimozione della fonte di infestazione che determina nel breve tempo la risoluzione dell’acarosi sulle persone.
Tenendo da parte il problema legato ai cereali, che richiede una disinfestazione della massa del cereale (per via dell’infestante primario e poi dell’acaro) e degli ambienti in cui questi sono stoccati, la principale fonte di infestazione nelle abitazioni private o sul posto di lavoro è il legno tarlato. Per determinare se un mobile sospetto (o altri materiali o manufatti lignei) è tarlato o meno si deve per prima cosa verificare che ci sia la presenza di fori.
Nel caso del tarlo del legno A. punctatum il foro sui manufatti è circolare, di diametro 1,5 millimetri circa. Se i fori sono presenti occorre poi verificare che “siano attivi” ovvero che la larva del tarlo – preda di P. ventricosus – sia viva. Per farlo si può inserire sotto il mobile/manufatto un foglio di carta bianco e controllare se dopo qualche giorno vi si è depositato sopra della polvere di legno chiara, segno della attività di rosura della larva. I tarli non attaccano mobili impiallacciati, in truciolare o con alti contenuti di colle ma il legno massello, anche se non sempre i fori sono facili da individuare.
Conviene analizzare bene nel sopralluogo anche le parti meno visibili del mobile come i piedi e la schiena (la parte contro il muro, spesso grezza) e farsi accompagnare da uno specialista delle disinfestazioni o del restauro.
L’analisi delle polveri ambientali resta una ipotesi percorribile per determinare la presenza di P. ventricosus.
A questo punto possono aprirsi diversi scenari.
Se il problema deriva dalla legna da ardere basterà stoccarla all’esterno e portare all’interno solo il quantitativo immediatamente necessario ed eventualmente nebulizzare sulla catasta degli acaricidi liquidi per contenere la popolazione ed evitare di essere morsi quando si preleva la legna.
Se il problema invece origina da un mobile, un manufatto o un’opera d’arte occorre consultare un restauratore o un disinfestatore per il trattamento del manufatto, asportandolo.
L’ultimo caso, il più complicato, è quello in cui sia il legno in opera ad essere tarlato come travi, capriate, etc.
Negli ultimi due casi l’obiettivo è quello di risolvere l’infestazione da tarli e abbattere la popolazione degli acari per evitare continue recrudescenze dell’infestazione.
Esistono diversi modi per intervenire in maniera professionale: con gas tossici, con atmosfere modificate, con microonde, con calore, con infrarossi o con insetticidi liquidi.
I primi cinque metodi devono essere necessariamente eseguiti da un operatore professionale e garantiscono – se ben condotti – l’eliminazione totale di ogni forma vivente sia del tarlo (uova, larva, pupa e adulto se presenti sul mobile) che dell’acaro (uova, larva, ninfa e adulto).
L’impiego di gas tossici come, ad esempio, l’acido cianidrico (per ambienti non residenziali), per via delle pericolosità intrinseca delle sostanze impiegate, è sottoposto ad una rigida normativa e il fumigatore professionale – in possesso di tutte le patenti del caso – dovrà valutare la fattibilità del lavoro e la possibilità di poterlo eseguire in sicurezza.
Questo prevede la necessità della richiesta per tempo delle licenze alle autorità competenti e rendere gli ambienti sotto trattamento off limits per chiunque non sia impegnato nelle operazioni.
Il trattamento di manufatti, mobili o opere d’arte può essere effettuato anche in speciali bolle all’interno delle quali viene modificata la composizione dell’atmosfera, portando l’ossigeno vicino allo 0%, inserendo altri gas inerti come l’azoto, funziona con il principio dell’anossia.
È una tecnica molto valida in caso di manufatti di pregio o elevato valore artistico.
Le microonde possono essere applicate su piccoli manufatti (immettendoli direttamente dentro stanze ad hoc dette camere di Faraday) purché non siano manufatti d’arte o delicati (come quelli intarsiati) oppure essere impiegate su legno in opera con speciali macchinari che trasmettono le microonde su una porzione per volta della superficie da trattare ma questa seconda applicazione può presentare alcune criticità: non devono essere sottoposti a trattamento materiali diversi dal legno (ad esempio: cavi elettrici, chiodi o altro materiale che scherma le microonde o genera scintille) inoltre occorre che chi le applica deve valutare accuratamente le potenziali conseguenze della possibile rifrazione di queste microonde negli ambienti (ad esempio sugli allarmi antincendio, su persone portatrici di pacemaker, ecc.).
L’impiego delle elevate temperature è una quarta via, molto pratica per manufatti di piccole e medie dimensioni che vengono stoccate in una camera nella quale la temperatura viene innalzata fino ad arrivare alla temperatura letale per i tarli nel cuore del legno. Per il legno in opera questo metodo potrebbe risultare complicato da applicare. Una variante di questa tecnica è l’impiego di speciali coperte termiche a infrarossi che vengono applicate o come camera o direttamente sul legno in opera per scaldarlo fino ad eliminare gli infestanti.
Il metodo più tradizionale – e meno specializzato – è con prodotti insetticidi liquidi pronto uso o in gel da spalmare. Questi agiscono per ingestione sulle larve e per contatto sugli adulti ma la capacità di penetrazione nel legno dove vive la larva è di pochi millimetri e per questo va ripetuta più volte (accompagnandola a dei trattamenti ambientali per eliminare gli eventuali acari vaganti).
Ad ogni modo la lotta ai tarli – e quindi agli acari – è cosa professionale: il consiglio in questo caso è sempre quello di affidarsi a personale competente e specializzato.
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