Utile come un… parassita

709* 16 agosto 2022

Non è che i parassiti abbiano una gran fama. Anzi, a ben vedere hanno una pessima fama.

Usato in origine nell’antica Grecia per designare i funzionari di culto di alcune divinità, che avevano il privilegio di partecipare alla divisione delle offerte sacrificali alla divinità stessa, il termine è presto passato a indicare uno sfacciato scroccone, e poi, per estensione, uno scansafatiche che vive approfittando del lavoro degli altri.

Non sorprende dunque che in biologia sia stato adottato per indicare il comportamento di specie che, per almeno una parte del loro ciclo vitale, sfruttano altri organismi, che danneggiano spesso irreparabilmente.

Spinochordodes tellinii, per nominarne uno particolarmente odioso, è un verme che trascorre una parte della sua vita in acqua, ma si sviluppa sulla terraferma, sfruttando i fluidi vitali di grilli e cavallette.

Una volta trasformatosi in un adulto acquatico, produce proteine che raggiungono il sistema nervoso centrale dell’ospite e lo spingono a tuffarsi in acqua, dove troverà la morte.

Uscito dalla sua vittima, Spinochordodes è libero di nuotare in cerca di un partner, e ricominciare il ciclo.

Se non bastasse a renderceli insopportabili, molti parassiti – come lo schistosoma, il tripanosoma, o lo stesso plasmodio della malaria – provocano malattie mortali o gravemente invalidanti nell’uomo.

Forse è per questo che li abbiamo trascurati, o quantomeno poco studiati, come racconta Rachel Nuwer a pagina 66, nonostante rappresentino forse il 40-50 per cento di tutte le specie animali.

Eppure, molti parassiti hanno un ruolo cruciale negli ecosistemi, al punto che si può ricondurre a essi “il 75 per cento dei collegamenti nelle reti alimentari”.

Ma proprio adesso che iniziamo a capirne l’importanza, gli ecologi che ne esplorano il complicato mondo hanno scoperto che molti parassiti soffrono le stesse minacce delle altre specie.

In realtà, a preoccupare gli specialisti è più spesso l’aumento delle popolazioni di alcuni parassiti.

Ma anche un calo potrebbe avere conseguenze negative sia sugli esseri umani sia sulla fauna selvatica.

E se è difficile pensare con benevolenza di tutelare parassiti patogeni per l’uomo, altri sono snodi fondamentali per gli equilibri ecologici.

Eppure, se da una parte c’è un solo parassita animale nella Lista Rossa delle specie in pericolo stilata dall’International Union for the Conservation of Nature, dall’altra un articolo pubblicato nel 2017 su Science Advances stimava che “fino al 30 per cento dei vermi parassiti potrebbe estinguersi nei prossimi decenni per il cambiamento climatico e altri fattori di stress”, anche indiretti, come la riduzione degli habitat e la scomparsa dei loro ospiti.

A proposito di cambiamenti climatici, si vanno accumulando prove di un evento che ha cambiato il corso di diverse civiltà, intorno a 4200 anni fa.

Dalla Spagna all’Egeo, dalla regione del Nilo alla Mesopotamia, una violenta siccità, durata decenni, avrebbe provocato il graduale abbandono di fiorenti città.

Sebbene non sia ancora chiaro quale possa essere stata la causa, né se si sia trattato di un evento su scala globale o regionale, il messaggio è chiaro.

Se un fenomeno del genere si ripetesse, amplificando gli effetti del cambiamento climatico indotto dalle attività umane, le conseguenze potrebbero rendere inospitali intere regioni, provocando fame, dissesto politico e sociale, e migrazioni di massa.

 

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