1473* 06 maggio 2026
Una moderna ipotesi proveniente dagli Usa e dal Canada sostiene che i materiali “green” di origine (soia, legno, zucchero, olio di arachidi e paglia) impiegati per i componenti delle auto più recenti, siano di grande attrattività per i ratti.
In realtà il problema è sempre esistito, e la motivazione è per lo più da ricercare nel trovare calore nei mesi invernali: quando si ferma il veicolo, soprattutto se è caldo, in un luogo di passaggio dei roditori, questi sentendo il tepore entrano nel vano motore e lì vi rimangono per parecchio tempo.
Così facendo, i roditori creano danni economici, a volte importanti, e pericolosi come cortocircuiti dati da fili elettrici scoperti oppure perdite di carburante dovute ai tubi danneggiati.
Tornando alla questione relativa alla realizzazione dei fili elettrici delle autovetture, questi possono essere realizzati con materiali biologici come derivati della soia o plastiche biodegradabili, come detto, possono essere attrattivi proprio di infestanti come roditori (topi e ratti), che li rosicchiano più facilmente rispetto ai tradizionali isolanti a base di petrolio.
In effetti, molte case automobilistiche, dagli anni 2010, adottano guaine per cavi a base di soia o vegetali per motivi ecologici, rendendoli appetibili per i roditori a causa di odore, sapore e facilità di masticazione.
Questi materiali biodegradabili sono percepiti come cibo o ideali per affilare i denti in continua crescita.
I roditori entrano nel vano motore per calore e oscurità, ma i cavi “bio” li trasformano in una ulteriore attrazione, causando nel peggiore dei casi cortocircuiti, guasti o incendi.
Auto recenti (ultimi 10-15 anni) sono più a rischio, con danni che superano le migliaia di euro.
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